Giustizia all’italiana: lo sapevate che….

Lo sapevate che in Italia potete essere condannati a vostra insaputa?

Esiste infatti un davvero eccezionale istituto italiano: il decreto penale di condanna (dispositivo dell’art.459 del codice di procedura penale).

Non c’è alcun procedimento penale, non avete alcun diritto alla difesa, non avete diritto di parola, non potete esporre i fatti, non potete in alcun modo conferire col giudice.

Non avete alcun diritto ad un giusto processo (che è uno dei diritti umani fondamentali).

Non sapete neppure di essere stati querelati o denunciati.

Se siete fortunati, il giudice non sbaglia – come accade, eccome ! – ad inviare l’atto di notifica della condanna (almeno, in quel caso, potete sapere che siete pregiudicati).

Quindi se un soggetto vi accusa del più immaginario dei fatti, prende un ubriaco per strada, un figlio, la sua amante, quali testimoni (ma talora non ha neppure bisogno di fare questo sforzo, dato che bastano le sue affermazioni sul vostro conto), e sarete condannati, se il giudice ha motivo (perché riceve denari o altri vantaggi che lo corrompono) di avere voglia di infliggervi una condanna penale.

A quel punto siete un pregiudicato.

Giudicato quando? Direte voi.

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Molto meglio del diritto e della amministrazione della Giustizia attuale in Italia era la vecchia ordalia. Ottima rispetto al decreto penale di condanna. L’ordalia fu la pratica secondo la quale l’innocenza o la colpevolezza dell’accusato venivano determinate sottoponendolo ad una prova dolorosa (una tortura)o a un duello. Se al termine della prova il soggetto non aveva subito ferite o aveva vinto il duello, ciò lo scagionava dalle accuse: era innocente. In caso contrario, era colpevole. L’istituto giuridico si basava sulla credenza che Dio avrebbe protetto il corpo dell’innocente.

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In epoca etrusca e successivamente romana, l’ordalia consisteva nel legare i polsi e consegnare quindi una corta spada al presunto colpevole, chiudendolo poi in un sacco assieme ad un gallo, un cane, un serpente e una scimmia (o una capra) e quindi immergendo il sacco nelle acque di un corso d’acqua. Se la persona sottoposta a questo rito riusciva a liberarsi, aveva evidentemente il consenso degli dei, ed era dunque considerata innocente.

Una variante di questa ordalia consisteva nell’incappucciare il condannato e legargli dietro alla schiena una mano. L’altra mano libera teneva una spada con la quale il condannato doveva combattere contro una bestia feroce. Se moriva, veniva seppellito insieme alla bestia dentro un sarcofago, su cui veniva poi dipinta una luna nera.

Sempre meglio del decreto penale di condanna, dato che almeno una forma di partecipazione dell’accusato era prevista.

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